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Regina

(Terza scena)

Tamino crede che Papageno sia il suo salvatore e Papageno (che è un simpatico sbruffone) glielo lascia credere. Ma ricompaiono le tre Dame che rimproverano Papageno per la sua bugia e gli mettono un lucchetto sulla bocca per non farlo più parlare.

La prima damigella avvicinandosi gli chiede con ironia: «Allora Papageno? sei tu che hai ucciso il mostro?». Un’altra si avvicina a Tamino e gli spiega: «Noi ti abbiamo salvato perché tu possa compiere, per la nostra Signora, la Regina della Notte, l’impresa del coraggio e dell’amore. Se tu libererai sua figlia la giovane Pamina, la Regina te la darà in sposa. Guarda quanto è bella».

Tamino osservando il ritratto che la Dama gli porge è rapito in estasi dalla bellezza della fanciulla e dice: «Che volto incantevole, che soave bellezza»! La terza damigella interviene: «Sì Tamino. Essa sarà tua se saprai armarti di coraggio e di fermezza, perché l’amore vero è una difficile conquista ed il tuo amore è tra gli artigli rapaci di un malfattore, il crudele Sarastro che l’ha rapita… ma ecco…; giunge la nostra Signora e Padrona».

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(Compare sopra un trono la grande Regina della Notte: Terribile e duplice).

  • Königin Deutch

O zittre nicht, mein lieber Sohn!
Du bist unschuldig, weise, fromm;
Ein Jiingling, so wie du, vermag
ram besten
Die tiefbetrübte Mutterherz zu trösten.
Zum Leiden bin ich auserkoren,
Denn meine Tochter fehlet mir;
Durch sie ging ali mein Glück verloren,
Ein Bösewicht entfloh mit ihr.
Noch seh ich ihr Zittern
Mit bangem Erschüttern,
Ihr ängstliches Beben,
Ihr schiichternes Streben.
Ich mußte sie mir rauben sehen,
Ach helft! war alles, was sie sprach.
Allein vergebens war ihr Flehen,
Denn meine Hilfe war zu schwach.-
Du wirst sie zu befreien gehen,
Du wirst der Tochter Retter sein;
Und werd ich dich als Sieger sehen,
So sei sie dann auf ewig dein.

  • Regina Italiano

Non temere, mio caro figliuolo!
Tu sei puro, saggio e magnanimo;
un giovane come te ha la migliore capacità
di consolare questo cuore di madre così
[profondamente addolorato.
lo sono votata al dolore
da quando non ho più mia figlia;
con lei se n’è andata la mia felicità,
un malvagio me l’ha rapita.
Ancora vedo il suo sgomento
di inquieto tremore,
il suo tremito pauroso,
i suoi sforzi di terrore.
Dovevo vedermela portar via,
“aiutatemi!” fu tutto quello che disse.
Ma inutile era il suo lamento,
perché troppo debole era il mio soccorso.
– Tu andrai a liberarla,
tu sarai il salvatore di mia figlia;
e quando ti rivedrò vincitore,
allora lei sarà eternamente tua.

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