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La vicenda

  • La vicenda e le situazioni musicali

L’opera non presenta uno sviluppo drammaturgico vero e proprio ma si snoda secondo una successione di quadri scenici che, anche con riguardo al decorso musicale, possono essere segmentati nel modo seguente:

  1. INNO PENITENZIALE

    Dopo qualche battuta di introduzione, viene solennemente intonato dall’intera assemblea l’Inno “Lord Jesus, think on me” (“Gesù provvedi a me”) che riflette sulle colpe degli uomini. È un coro all’unisono, uguale nelle tre strofe, che l’orchestra provvede a mutare armonicamente ad ogni ripresa. Al termine, si ode la voce corrucciata di Dio che annuncia la sua tremenda punizione: egli sterminerà l’umanità peccatrice eccetto Noè e la sua famiglia: per questo lo convoca e gli ordina di costruire una grande barca. Noè obbedisce al comando e si accinge all’impresa.

  2. COSTRUZIONE DELL’ARCA

    Su un ritmo rapido e sincopato che sottolinea il pronto passaggio all’azione, fanno il loro ingresso i tre figli di Noè: Sem, Cam e Jaffett, seguiti dalle rispettive consorti. Essi si annunciano musicalmente in entrate singole ogni volta modificate nella tonalità quindi tutti insieme in varie combinazioni. Il fervore dell’ensemble subisce però un arresto con l’intervento della Signora Noè e delle Comari che irridono l’impresa riecheggiando in modo deformato il motivo precedente. Noè impone il silenzio e attacca un’aria strofica (“Now in the name of God”/ “Nel mome di Dio comincerò”) che accompagna le diverse fasi dei lavori di carpenteria: ogni sezione viene chiosata da una cadenza armonica dei Figli modellata apertamente sull’incipit dell’Inno. Alcuni tocchi di colore strumentale (i pizzicati dei violini sulle corde vuote e gli interventi dei flauti) sembrano preannunciare le prime gocce di pioggia e le prime folate di vento. La costruzione dell’arca è completata ed ora, in un breve recitativo, Noè invita la moglie riluttante ad affrettarsi: ne nasce un battibecco interrotto della voce stentorea di Dio che lancia un secondo avvertimento: per quaranta giorni pioverà sulla terra e tutto sarà sommerso: occorre che Noè e i suoi salgano sull’arca e che vi portino ogni sorta d’animali in coppia. Noè chiama tutti a raccolta.

  3. CORTEO DEGLI ANIMALI CHE ENTRANO NELL’ARCA

    La sfilata avviene su un saldo ritmo di marcia punteggiato da regolari squilli di flicorni. Sono i figli di Noè e le loro mogli ad annunciare volta per volta le varie specie di animali che disciplinatamente entrano nel ventre della nave. II materiale musicale di questa lunga sequenza è organizzato in 7 sezioni intercalate dallo stesso ritornello (“Kyrie eleison”) che gli animali intonano al loro passaggio. La struttura compatta risulta funzionale alla sincronizzazione di canto e movimento scenico e al tempo stesso è resa dinamica da sottili variazioni in tutte le componenti del tessuto sonoro. II “Kyrie eleison” che impegna a turno i vari gruppi di bambini-animali non era contenuto nell’originale Myracle play ma va inteso come un sagace escamotage del compositore per risolvere un momento che avrebbe potuto essere pericoloso per la tenuta dell’insieme.

  4. INTERLUDIO COMICO

    Sistemate le bestie, bisogna affrontare di nuovo la signora Noè. L’invito del patriarca (recitativo) è ora più perentorio, ma non ottiene il risultato di smuovere la donna dalla sua ostinazione. Ci prova garbatamente anche Sem, ma viene mandato via senza tanti complimenti. È noto come queste interpolazioni di bassa quotidianità nelle vicende sacre (una specie di farsa dentro il mistero) fossero abituali nel teatro popolare del Medioevo per offrire al pubblico un momento di puro divertimento: Britten non si lascia scappare l’occasione e costruisce una scenetta ad hoc. II canto delle Comari avviene su una declamazione pesante e frequentemente pausata che sortisce un effetto alquanto grottesco. Alla fine, visti vani tutti i tentativi, i tre figli coalizzati vanno a prelevare di peso la madre; le comari, abbandonate al loro destino, scappano via gridando.

  5. IL DILUVIO

    È la sezione più complessa dell’opera, quella in cui era necessario organizzare oculatamente le forze in campo in modo da rendere agevole il loro reciproco relazionarsi con tutte le altre situazioni compresenti. Il musicista 1’ha affrontata seguendo una sua prassi abituale, ovvero rinserrandola nel sistema rigoroso del ground, che deriva da tanta pratica barocca inglese, costruendo in pratica un solido basso di passacaglia avente il compito di reggere l’intera struttura e di offrire al resto del materiale un costante punto di riferimento. II basso ostinato consiste di 4 battute in movimento lento e strascicato ma in progressiva animazione, ed è inquieto abbastanza da suggerire una situazione generale turbata: esso tocca infatti tutti i 12 suoni della scala cromatica. La scelta strumentale che impegna le parti superiori è quanto mai appropriata e fin virtuosa, anche se (o proprio perché) limitata nei mezzi. Si avvertirà fin dall’inizio la suggestione delle gocce di pioggia che riescono a trasmettere i mugs sospesi raddoppiati dal pianoforte. L’intera famiglia Noè, compresa la moglie rinsavita, scioglie solidalmente un inno di implorazione (“Eternal Father, strong to save” / “Eterno Padre creator”) che più tardi, quando si sarà ben assestato nella sua linea melodica e nella sua tonalità di Do maggiore, sarà raccolto dall’intera congregazione; nel frattempo in scena avviene lo scatenamento degli eventi naturali che segue, come d’uso, un arco di climax ed anticlimax. Può essere interessante vedere nel dettaglio come Britten ha organizzato musicalmente la successione delle sequenze. Vi Si individuano almeno una dozzina di effetti attentamente pianificati. Alla pioggerella iniziale fanno presto seguito un acquazzone (pianoforte e percussioni in emissioni staccate), vento in raffiche lente (flauti in successioni scalari legate), tuoni e lampi (colpi di timpano e strappate degli archi), altri sibili di vento (trilli dei flauti), ondate (violini in bariolage), raffiche più forti (flauti in acuto procedenti per quinte), alti flutti (l’intera l’orchestra in ampi intervalli). La partitura suggerisce anche gli effetti del diluvio su cose ed esseri viventi: le vele che si imbrogliano (crome ribattute ed accentate di archi con interventi della frusta), il rollio della nave (archi e flauti in incessanti movimenti scalari), gli animali in preda al panico (rapidi movimenti di terzine in ascesa cromatica e intensificate dall’apporto della macchina del vento). In questo culmine di violenza sfrenata Si impone l’Inno sopracitato che impegna tutto l’organico in palcoscenico e in platea.

  6. DOPO IL DILUVIO

    Poco a poco la natura si calma: si riodono ancora isolatamente e in forma contratta tutti i fenomeni sopra descritti, ma in successione inversa, dimodoché resta per ultimo il gocciolare dei mugs. È il quarantesimo giorno dall’inizio del diluvio, e Noè manda fuori un corvo per vedere se questi riesce a trovare della terra asciutta: il suo volo senza ritorno è accompagnato da un leggero valzer del violoncello solo. Riprova con una colomba il cui tubare timido ed esitante è imitato dal flauto in emissione frullata: anche il suo volo avrà le movenze aeree di una danza. Il mite uccello ritorna con un ramo d’olivo nel becco: è il segno della pace tra l’uomo e la natura. La voce di Dio, più placata, non si fa attendere. Egli ordina a Noè di prepararsi a far uscire dall’arca tutti i suoi occupanti.

  7. ABBANDONO DELL’ARCA E RITORNO ALLA VITA

    L’aria torna a risuonare di squilli; tutto si rianima. Un po’ timorosi e increduli all’inizio, poi più decisi, gli animali rifanno il corteo in senso contrario accompagnando la loro uscita con un gioioso “Alleluja”. Dio pronuncia parole di riconciliazione e ristabilisce il suo patto con il mondo creando nel cielo un bellissimo arcobaleno salutato dal multiforme suono dei campanelli. Sommesso parte l’Inno finale (“The spacious firmament on high” / “Gli astri silenziosi”) la cui semplice melodia articolata in canone multiplo si deve al grande Thomas Tallis, e come nei due casi precedenti esso si intensifica via via fino a coinvolgere l’intero uditorio. L’atmosfera, serena e festosa, è calata in un contesto sonoro di smagliante eufonia, tra squilli di ottoni e rintocchi di campane e delle molte percussioni che creano un magico alone polimodale, mentre nel cielo compaiono in successione il sole, la luna e le stelle. Ancora la voce di Dio (tenera, ora) per l’ultima benedizione, prima che il silenzio cali su tutti gli attori del dramma. Le ultime battute strumentali hanno un che di sospeso, di incantato, e solo nell’ultima battuta si ricompone e afferma la piena, luminosa consonanza del Sol maggiore, che giunge come approdo sicuro dopo tutti i percorsi precedenti e si pone rispetto al mi minore dell’inizio dell’opera come un chiaro simbolo di riscatto e di superamento.

Diego Cescotti

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